IL POLVERIFICIO - 13 artisti svizzeri a scafati

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IL POLVERIFICIO

Real Polverificio Borbonico di Scafati

L’austero edificio posto nei pressi delle sponde del fiume Sarno è una delle più significative testimonianze dell’antico complesso ottocentesco del Real Polverificio di Scafati: una struttura destinata alle funzioni amministrativo - residenziali della fabbrica di polveri, insieme alla quale sono sopravvissuti la chiesa di S. Barbara ed il corpo in cui aveva sede il laboratorio chimico.
Le vicende dell’impianto industriale sono direttamente legate ai Borbone, in particolare a Ferdinando II, che, sulla scia del successo avuto dall’analoga fabbrica di Torre Annunziata, nel 1850 affidò al colonnello Alessandro Nunziante la costruzione del polverificio di Scafati: nel 1854 l’edificio principale, realizzato su progetto dell’arch. L. Manzella, era praticamente compiuto.
Il 1855 segnò l’inizio dei lavori di ampliamento, che coinvolsero l’intero complesso e lo stesso corpo, amministrativo-residenziale, avviati contestualmente al grandioso progetto di rettifica del basso corso del Sarno.
Un primo arresto della produzione nel Polverificio Borbonico si verificò dopo la tragica esplosione del 1863, anno in cui la fabbrica passò alle dipendenze dell’allora Ministero della Guerra.
Nel successivo decennio nuovi interventi riguardarono la parte inesplosa del complesso, tra cui la costruzione delle due ali di completamento e l’apertura della corte interna dell’edificio principale.

Dopo il 1870 la destinazione del corpo, originariamente adibito all’amministrazione, divenne prevalentemente residenziale, riservato all’alloggio del direttore e di alcuni ufficiali.
Nel 1894 fu ufficializzata la chiusura della fabbrica e decisa la nuova destinazione a manifattura del tabacco, attività che fu a sua volta sospesa a metà del ’900. Sulla facciata principale, in cui sono sintetizzate le principali caratteristiche architettoniche dello stabile, si apre una serie di lunettoni in corrispondenza del primo livello: ad ognuno di essi sono allineate le porte-finestre del piano superiore e le finestrelle dell’ultimo ordine, secondo un criterio di quasi perfetta simmetria che si ritrova anche nell’impostazione della corte, definita a sua volta da un portico di arcate a tutto sesto e da un soprastante ballatoio. Questa struttura piuttosto compatta è movimentata da due garitte circolari poste alle estremità della facciata e dalla torretta con orologio che svetta al centro, visibile sia dall’esterno che dal cortile. Alle estremità delle ali, che si dipanano dal corpo dell’ingresso principale, sono situati rispettivamente l’edificio dell’antico laboratorio e la chiesa collegati a loro volta dal muro semicircolare che chiude la corte. Il tempio, a navata unica, era ornato dalla pavimentazione in maiolica tipica della produzione ceramica napoletana.
Dopo anni di abbandono, la Soprintendenza ha restaurato l’edificio, che è la parte più rappresentativa dell’intero complesso, sottoscrivendo un protocollo di collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Scafati, a cui è stata affidata la gestione del Bene, destinandolo a Centro per la Cultura e le Arti.
Come arrivarci:
Autostrada A3, uscita Scafati - Pompei EST
Alla rotonda svoltare a destra (direzione Scafati) proseguire per 100 mt, imboccare Via Pasquale Vitiello (prima traversa sulla destra).
Sita: Napoli - Pompei - Scafati
Scendere alla prima fermata all'ingresso della città di Scafati sul Corso Nazionale.
Ferrovie dello stato: Scendere alla fermata di Scafati Linea Napoli-Salerno
Circumvesuviana: Scendere alla fermata di Scafati Linea Napoli-Poggiomarino 
 
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